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venerdì 24 aprile 2009

Chi l'avrebbe mai detto ....

Chi l'avrebbe mai detto ... ritrovarsi qui in una sera d'aprile, con gli occhi su questa via California a gustarsi questo tepore primaverile e respirare questa città da quassù e sentire tutta la tua vita, che ti scorre dentro ogni via, ogni vicolo, ogni piazza, ogni cortile ...
Chi l'avrebbe mai detto ... perchè in fondo, solo ora che sto per andarmene via, solo ora che conto i giorni che mancano, mi rendo conto che tutto questo un giorno neanche tanto lontano mi mancherà un casino ...
Chi l'avrebbe mai detto Milano che mi avresti letto in faccia tutta questa nostalgia nel ripensarti scenografia del mio vivere dentro questi anni ... e mi sembran sempre troppe le vie che non ho calpestato e mi sembran troppo vuote le piazze che non ho incontrato e me la vorrei immaginare adesso quella gente che non ho osservato ...
Chi l'avrebbe mai detto Milano ... aspettare la sera quando scende la notte e rincorrere il verde dei semafori sulla circonvallazione fino a mattina e meravigliarsi di come sanno scivolare veloci le macchine dentro un traffico che non esiste più ...
E chiedersi dove vanno a dormire le stelle se non le riesco a vedere dentro questo cielo ... chissà forse Milano sai trovare una casa anche per loro ...
Chi l'avrebbe mai detto ... ma forse tu già sorridevi perchè immaginavi tutto.
Sì, tu già sorridevi Milano perchè immaginavi tutto ...

mercoledì 1 aprile 2009

UN TRENO DI VITA


Treno, 31 marzo, h.16.22

Silenzio. E' impressionante ma è così. Su questa carrozza non c'è altro battito oltre al mio. Mi è capitato poche volte di viaggiare così. Sola.
In questi anni di università i viaggi in treno sono sempre stati pieni di sorrisi e di casino e di scherzi demenziali. Solo tu, controllore FS e solo voi, civili passeggeri casualmente capitati nel nostro vagone ignari, potete sapere quante ne abbiamo fatte. Quanta vita è passata tra queste due fila di vetri che vedono scorrere le montagne e il cielo e il lago, dalla Valtellina e poi giù, fino alla fine di questo cammino ferrato che si arresta solo contro il cemento della stazione centrale. Milano.
E pensare che non ti conosco nemmeno ma ho una tua fotografia: sei piccola, e nascosta dietro quel sedile blu sul quale abbiamo imbastito per bene la nostra Federica. Abbiamo riso come matti fino a Lecco prima che quell'acida signora si accorgesse che non eri un passeggero vero. E da tanto che ridavamo abbiamo contagiato anche te e un po' tutta la carrozza. E quel viaggio è durato solo una manciata di secondi (ma il tempo è relativo, come diceva Einstein, no?).
16.37. Varenna. Oggi il cielo è un po' coperto ed il lago sembra triste all'idea di non poter essere lo specchio del sole.
Non so come ma il mio I-Pod è tremendamente scarico oggi e non c'è verso di riuscire a sentire dela buona musica. Sembra strano non aver nemmeno da ripassare per qualche esame: quanta cultura si respira su un treno di universitari.
Il treno a volte decellera e mentre rallenta questa pellicola che scorre al tuo fianco ti dà più tempo per scoprire i particolari di un paesaggio che hai visto centinaia di volte, eppure sa tenere incollato il tuo sguardo al finestrino anche oggi.
Tutto nero. Di colpo. Il rumore diventa più compatto perchè deve stringersi in quest'angusta galleria, ma non appena siamo fuori può tornare ad espandersi, sopra queste strade e questi tetti aggrappati alla montagna e questo lago.
Una casa piccola. Rosa. Lontana. Ogni volta che arriva questo punto mi chiedo chi ci abiti e da dove passi la strada per arrivarci. Sembra isolata. Forse è abbandonata, o forse tra quelle mura vive un anziano signore felice della sua vita, che la mattina si alza presto all'alba e con la sua pipa in bocca ripensa alla guerra mentre sente il lago svegliarsi.
Lecco. Stazione di Lecco. Hanno riasfaltato la banchina di recente e la striscia gialla risalta così tanto che la gente sembra aver paura di calpestarla. Un signore in giacca e cravatta sfreccia verso la porta per scendere: forse si era addormentato ma non voleva arrivare fino a Milano, chissà chi c'è a casa che lo aspetta. Le case qui si fanno più fitte. In un parcheggio di cento e cento macchine vicino alla stazione noto solo una smart grigia.
Adesso il vagone si è un po' popolato. Appena più in là una signora con una voce stridula urla nel telefono a sua figlia che sarà in stazione per le 17.40.
Un ponte di ferro. Ma è arruginito. Il treno ci sarà passato sopra negli anni '60 forse. E adesso che cosa ce ne facciamo di lui?
Immagino di avere di fronte le vostre faccione cretine e chiedervi se ci facciamo una partita a ciamin: vi ricordate quel venerdì a tornare? Quel signore sì che ne capiva di carte e spiandoci da sopra il giornale si era messo a pensare ad alta voce che non si poteva giocare così, finchè alla fine si è unito alla partita...
Il buio di un'ultima galleria riporta qui la mia mente. Oltre il prato già verde - questi fili d'erba si sono stancati presto dell'inverno e già aspettano il sole caldo di aprile - si intravvede la superstrada che ultimamente ci portava via dalla rotaia.
Ma quanto è bello viaggiare? Quanto mi piace stare qui in compagnia mentre fuori piove e non puoi abbassare il vetro perchè la ragazza con gli occhiali a specchio ha paura che le si rovini il ciuffo (non gettate alcun oggetto fuori dal finestrino).
Un tubo rosso. Credo sia in plastica. Si aggrappa alla rotaia e la segue fino a ... non lo perdo d'occhio, ma sembra non finire mai.
Ogni volta che passo da qui mi viene voglia di giocare a golf: è un campo immenso e tenuto bene. Chissà quanti milanesi ci vengono a giocare la domenica.
Sbam. Un treno in faccia. Quando meno te l'aspetti e sei persa all'orizzonte ecco un convoglio in direzione opposta che ti fa sempre sussultare da tanto passa vicino al vetro.
Rallentiamo. Ormai sento la città. 17.36. Siamo in orario, strano. Penso che ogni volta che scendo da un treno ho appena scritto una pagina in più della mia vita. Quanto vita è passata di qua. Di stazione in stazione. E tra l'attenzione ad ogni piccolo particolare oltre questo vetro che potrebbe tenere occupata la mia immaginazione per ore ed il ricordo di voi su questi sedili e di sorrisi di voi sulle vostre facce, mi viene solo un'ultima parola per finire questo viaggio: grazie.
p.s. conservare il biglietto fino all'uscita della stazione.

mercoledì 25 marzo 2009

COME UNA FOTOGRAFIA

Ho pensato a come passare davanti ad un posto, o essere dentro un posto, ti può far rivivere situzioni che custodisci in qualcuno dei tuoi cassetti mentali. A volte solo un particolare ti fa ricordare secondi o ore passate con qualcuno, a volte sono gli stessi ricordi che trovi dentro una fotografia ... Ovvio, direte voi. Incredibile dico io. Perchè significa che i ricordi non li vedi solo sulle fotografie e che allora tutto potenzialmente può trasformarsi in un ricordo.
Ho visto una casa oggi, e ho rivisto alcuni dei momenti più belli della mia gioventù ...
E per fortuna è tutto dentro.

venerdì 25 aprile 2008

UN TUFFO NEL PASSATO

Dopo aver sentito i miei ex-compagni della ragioneria la scorsa settimana, abbiamo deciso di organizzare una rimpatriata, a 5 anni ormai di distanza dalla nostra maturità. Così ieri sera, al Lì Arnoga, ci siamo ritrovati in 16 e tra un boccone di pizza e l'altro abbiamo ricordato gli episodi più simpatici dei cinque anni trascorsi insieme sui banchi del Leibniz, ma non solo! Un mix di risate e ricordi felici, di un periodo che sicuramente per ora è stato tra i migliori della mia vita. Se avessi potuto ne avrei fatti anche 10 di anni alla ragioneria per come mi sono trovata benissimo, sia per i compagni che per i prof che per la scuola ... tutto insomma!
Peccato ieri sera non siano stati presenti i nostri prof ... la volta prossima magari li chiamiamo per tempo è raga?
Alla fine della serata ci siamo ripromessi di vederci un po' più spesso e scambiate le mail (che nel lontano 2003 pochi avevano!).
Ho detto ai miei compagni di mandarmi tutte le foto e i video dei cinque anni, in modo che possa poi fare dei DVD da dare a tutti e conservare con un sorriso sui denti.
Entro domani sera intanto scannerizzerò e manderò loro il mio quadernino delle cazzate, che alla ragioneria, giorno per giorno, compilavo con tutti gli episodi simpatici che succedevano in aula con ciascun prof, in modo che anche gli altri miei compagni possano rivivere alcuni momenti epici oserei dire! Beata gioventù - i migliori anni della nostra vita ...