giovedì 30 aprile 2009

MI FAI SPACCARE IL MONDO

Io vorrei per te un prato con le stelle
e restare lì, pelle contro pelle,

fino alla mattina insieme
aspettiamo il sole
gli altri col caffè, noi andiamo a letto.

Io vorrei per me
una città diversa
di gente che sorride e gira in bicicletta
mi sento come se vivessi
per la prima volta
il bello è che la gente non lo sa

Lascia cadere il vestito e la sera,
lascia che arrivi la tua primavera,
il tuo respiro mi calma,
prendi tutto
prendi anche il buio di me.

La forza che mi dai mi fa spaccare il mondo
con te ritorno su
e non mi lascio andare a fondo.
Tu mi prendi come sono, come sono veramente
fingere con te non serve a niente.

Lascia cadere il vestito e la sera,
lascia che arrivi la tua primavera,
il tuo respiro mi calma,
prendi tutto,
prendi anche il buio di me.

Vorrei con te, io vorrei per te,
spegni i pensieri facciam primavera,
lascia che arrivi la tua prima sera,
il tuo respiro mi calma
prendi tutto
prendi anche il buio di me

(Jury)

DIPENDE TUTTO DA TE. NON DIPENDE NIENTE DAGLI ALTRI.

Ma perchè fai così? Perchè cerchi la compassione della gente? Perchè esci di casa con l'idea di non sorridere? Perchè fai di tutto per star solo? Perchè fai di tutto per affondare la testa dentro la malinconia? Perchè aspetti gli altri? Perchè?
Io non lo so perchè. So solo che così vivi dentro un buio che diverrà sempre più scuro. E gli altri non ti cercheranno più. Perchè deve partire da te. Adesso devi piantarla. Chiudi sta porta e cammina da solo. Non ti verrà a cercare nessuno finchè non ci fai entrare. E non aspettare che siano gli altri a vivere la vita al tuo posto. Da me compassione non ne avrai. Sarebbe facile, ma non sarebbe giusto. Cresci una buona volta. E piantala di compatirti. Piantala. Piantala.
Dipende solo da te ricordatelo.
Quando deciderai di rimetterti a correre correrò con te, ma non posso portarti in spalla.
Piantala.
E lascialo andare sto sorriso se ti viene.
Piantala.
Piantala.
Piantala.
Perchè ti sforzi di star male?
PIANTALA !!!!!!!!!!!!!

MEGLIO PERDERE DA LEONI CHE VINCERE DA COGLIONI

Arg .... stiamo messi male ragazzi ... sarà dura passare il girone ... Di sto torneo di pallavolo a Valfurva con la partita di stasera siamo a una vittoria su 4.
Ma chissenefrega. La volete sapere una cosa? Sono contenta di aver ritrovato la squadra con cui sono cresciuta, dell'affiatamento che c'è, dell'amicizia che ci lega, e dei tornei che verranno ...
E poi a parte i set vinti e a parte le palle in faccia e quelle che non riesci a murare, ogni partita mi sento più grande. E mi convinco che lo sport è davvero crescere insieme, e insieme vincere. Solo insieme.
Quindi dal profondo del cuore vi dico grazie.
E sembra strano che dallo stesso cuore gridi la rabbia contro gli avversari che non rispettano gli avversari. Non sopporto uno sport senza fairplay. Non sopporto chi urla in faccia all'arbitro. Non sopporto lo sport scorretto. Non è nelle mie vene.
Credo nell'onestà, nella sincerità, nell'umiltà di chi ammette di aver toccato la rete. è quello che cerco di insegnare ai bambini e non accetto che siano proprio gli adulti a giocare sporco. Non vi sopporto. Anzi, vi odio proprio.
E comincio in battuta e contro quella palla sbatto tutta la mia rabbia.

venerdì 24 aprile 2009

Chi l'avrebbe mai detto ....

Chi l'avrebbe mai detto ... ritrovarsi qui in una sera d'aprile, con gli occhi su questa via California a gustarsi questo tepore primaverile e respirare questa città da quassù e sentire tutta la tua vita, che ti scorre dentro ogni via, ogni vicolo, ogni piazza, ogni cortile ...
Chi l'avrebbe mai detto ... perchè in fondo, solo ora che sto per andarmene via, solo ora che conto i giorni che mancano, mi rendo conto che tutto questo un giorno neanche tanto lontano mi mancherà un casino ...
Chi l'avrebbe mai detto Milano che mi avresti letto in faccia tutta questa nostalgia nel ripensarti scenografia del mio vivere dentro questi anni ... e mi sembran sempre troppe le vie che non ho calpestato e mi sembran troppo vuote le piazze che non ho incontrato e me la vorrei immaginare adesso quella gente che non ho osservato ...
Chi l'avrebbe mai detto Milano ... aspettare la sera quando scende la notte e rincorrere il verde dei semafori sulla circonvallazione fino a mattina e meravigliarsi di come sanno scivolare veloci le macchine dentro un traffico che non esiste più ...
E chiedersi dove vanno a dormire le stelle se non le riesco a vedere dentro questo cielo ... chissà forse Milano sai trovare una casa anche per loro ...
Chi l'avrebbe mai detto ... ma forse tu già sorridevi perchè immaginavi tutto.
Sì, tu già sorridevi Milano perchè immaginavi tutto ...

domenica 12 aprile 2009

POCO BELLO VIVERE COME UNA VOLTA

Poco bello vivere come una volta. Ma davvero vè ...
Ieri, grazie ad una delle geniali idee del mio fratellone, un po' per caso e un po' spinta dalla curiosità, forse un po' anche dalla nostalgia per i bei tempi, quelli passati, mi sono ritrovata in un campo di patate. Cioè a dire la verità non è un campo qualunque, bensì è il reale Chemp Di Pozz dove il mio nonno e chissà quante generazioni prima di lui, si bagnavano la fronte col sudore, per ottenere qualcosa da dare da mangiare ai propri figli.
Certo oggi le necessità sono cambiate e chi si mette a fare un lavoro così lo fa solo se ha passione, tanta; in una società dove non sembra mancare niente di materiale, anzi direi che abbiamo fin troppe cose, manca invece secondo me il buon senso civico e il piacere di vivere, di faticare e di curare una pianta per qualche mese ma poi raccoglierne i frutti. Forse era proprio dalla loro semplicità che nasceva la loro felicità. Ed era fatica certo, ma penso che era anche tanta soddisfazione, poche seghe mentali e molta concretezza, molti valori e pochi figli che ammazzano i genitori per noia. E forse una felicità così è difficile trovarla in un mondo complesso come quello di oggi. Forse siamo contenti a momenti, ma credo mai felici come una volta, quando si aspettava il Natale per avere un quaderno nuovo e adesso anche con la PlayStation 1003888 quasi quasi ci lamentiamo ancora. Chissà ...
Bè sta di fatto che ci siamo messi ad arare il campo per farlo rivivere e per poterci poi seminare le patate (che come tutti sapete sono state per molti anni il simbolo di Semogo, se vet che gliaren propri boi!).
E così eravamo li in 5. Due che insegnavano, perchè di esperienza ne hanno proprio un bel po' vista la loro gioventù e noi tre che in un modo o nell'altro ce la siamo poi cavata, tra una zappa e un rastrello magari impugnati male, e un vomere spinto un po' a fatica ma poco bello vivere come una volta e chissenefrega di tutto il resto. Niente pensieri, e tanto lavoro. Tanta passione per le cose di una volta o forse solo voglia di vedere rivivere quel campo, proprio come c'è su quella fotografia in cucina dei primi '900. Forse anche un po' di paura che domani nessuno si ricorderà quello che è stato e allora ho voglia di sentirmelo raccontare com'era, come si viveva e come faceva a girare la ruota del mulino. Ho voglia di capire quanta intelligenza c'era grazie a quella costante situazione di necessità e di povertà, quanto ingegno, quanto guadagnarsi le cose con la fatica e non desiderare di più perchè tutto quello di cui hai bisogno te lo da la terra e nient'altro.
Bello ragazzi. Ieri sera credevo di aver perso le braccia. Quanta stanchezza dopo un solo giorno. Ma quanta soddisfazione. E quanta felicità. Chissenefrega di questo millennio, quanto darei per vivere come una volta. Quanto darei per essere stanco ma felice.
E così vivo di racconti di un tempo e di anziani con gli occhi lucidi che ricordano e di frasi in dialetto che fanno fatica a tradurre in italiano, perchè non ero li ma mi piace immaginare come poteva essere. E in fondo ad ogni ricordo di loro penso sempre che sia poco bello vivere come una volta ...

mercoledì 8 aprile 2009

SOGNA RAGAZZO SOGNA

E ti diranno parole
rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte; io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c'è qualcuno che deve vederlo.

Sogna, ragazzo sogna
quando sale il vento
nelle vie del cuore,
quando un uomo vive
per le sue parole
o non vive più;
sogna, ragazzo sogna,
non cambiare un verso
della tua canzone,
non fermarti tu...

Lasciali dire che al mondo
quelli come te perderanno sempre;
perchè hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano
su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande
di questa piccola cosa che è la vita

E la vita è così forte
che attraversa i muri per farsi vedere
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare;
la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire

Sogna, ragazzo sogna,
quando lei si volta,
quando lei non torna,
quando il solo passo
che fermava il cuore
non lo senti più ;
sogna, ragazzo, sogna,
passeranno i giorni,
passerrà l'amore,
passeran le notti,
finirà il dolore,
sarai sempre tu ...

Sogna, ragazzo sogna,
piccolo ragazzo
nella mia memoria,
tante volte tanti
dentro questa storia:
non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio
sulla scrivania,
manca solo un verso
a quella poesia,
puoi finirla tu.

(Roberto Vecchioni)

venerdì 3 aprile 2009

CORRENTE CONTINUA

Se dovessi dirvi come sto in sti giorni vi dierei che LA LUCE ROSSA DICE C'è CORRENTE! In soli tre giorni a Milano ne abbiamo fatte tante come intere settimane a Semogo. Belle entrambe. Solo che in città a volte trovare l'adrenalina che cerco ogni giorno è un po' più facile. A partire dal cinema in seconda serata del Duomo martedì, all'happy hour in Brera seguito da un fantasmagorico concerto dei Negrita ai Magazzini Generali, al giro immenso per la città di giovedì (tra tram sbagliati e ombrelli che non si chiudono, poste, banche, negozi di maschere, tram, pedoni, semafori, pioggia, risate, registrazioni, negozi, corso Buenos Aires, tutta la città, da un quartiere all'altro, poste, tram, autobus e registrazioni), alla pizzata di giovedì sera, all'Operazione Valchiria, al viaggio di oggi ...
E siamo solo a venerdì ... e vedo già le prove di stasera, la gara di domani, la sciata, il viaggio a scendere, la stramilano, l'ikea di lunedì e il ritorno di martedì ... cioè ma quanto pesa la scossa di sta settimana sul mio sangue impazzito? E intanto grazie ragazzi ... ogni giorno sarebbe totalmente afono di ricordi senza i vostri sguardi felici e la vostra fantasia ..... e in fondo non smetterò mai di pensare che più siamo più allegri si sta ...

mercoledì 1 aprile 2009

UN TRENO DI VITA


Treno, 31 marzo, h.16.22

Silenzio. E' impressionante ma è così. Su questa carrozza non c'è altro battito oltre al mio. Mi è capitato poche volte di viaggiare così. Sola.
In questi anni di università i viaggi in treno sono sempre stati pieni di sorrisi e di casino e di scherzi demenziali. Solo tu, controllore FS e solo voi, civili passeggeri casualmente capitati nel nostro vagone ignari, potete sapere quante ne abbiamo fatte. Quanta vita è passata tra queste due fila di vetri che vedono scorrere le montagne e il cielo e il lago, dalla Valtellina e poi giù, fino alla fine di questo cammino ferrato che si arresta solo contro il cemento della stazione centrale. Milano.
E pensare che non ti conosco nemmeno ma ho una tua fotografia: sei piccola, e nascosta dietro quel sedile blu sul quale abbiamo imbastito per bene la nostra Federica. Abbiamo riso come matti fino a Lecco prima che quell'acida signora si accorgesse che non eri un passeggero vero. E da tanto che ridavamo abbiamo contagiato anche te e un po' tutta la carrozza. E quel viaggio è durato solo una manciata di secondi (ma il tempo è relativo, come diceva Einstein, no?).
16.37. Varenna. Oggi il cielo è un po' coperto ed il lago sembra triste all'idea di non poter essere lo specchio del sole.
Non so come ma il mio I-Pod è tremendamente scarico oggi e non c'è verso di riuscire a sentire dela buona musica. Sembra strano non aver nemmeno da ripassare per qualche esame: quanta cultura si respira su un treno di universitari.
Il treno a volte decellera e mentre rallenta questa pellicola che scorre al tuo fianco ti dà più tempo per scoprire i particolari di un paesaggio che hai visto centinaia di volte, eppure sa tenere incollato il tuo sguardo al finestrino anche oggi.
Tutto nero. Di colpo. Il rumore diventa più compatto perchè deve stringersi in quest'angusta galleria, ma non appena siamo fuori può tornare ad espandersi, sopra queste strade e questi tetti aggrappati alla montagna e questo lago.
Una casa piccola. Rosa. Lontana. Ogni volta che arriva questo punto mi chiedo chi ci abiti e da dove passi la strada per arrivarci. Sembra isolata. Forse è abbandonata, o forse tra quelle mura vive un anziano signore felice della sua vita, che la mattina si alza presto all'alba e con la sua pipa in bocca ripensa alla guerra mentre sente il lago svegliarsi.
Lecco. Stazione di Lecco. Hanno riasfaltato la banchina di recente e la striscia gialla risalta così tanto che la gente sembra aver paura di calpestarla. Un signore in giacca e cravatta sfreccia verso la porta per scendere: forse si era addormentato ma non voleva arrivare fino a Milano, chissà chi c'è a casa che lo aspetta. Le case qui si fanno più fitte. In un parcheggio di cento e cento macchine vicino alla stazione noto solo una smart grigia.
Adesso il vagone si è un po' popolato. Appena più in là una signora con una voce stridula urla nel telefono a sua figlia che sarà in stazione per le 17.40.
Un ponte di ferro. Ma è arruginito. Il treno ci sarà passato sopra negli anni '60 forse. E adesso che cosa ce ne facciamo di lui?
Immagino di avere di fronte le vostre faccione cretine e chiedervi se ci facciamo una partita a ciamin: vi ricordate quel venerdì a tornare? Quel signore sì che ne capiva di carte e spiandoci da sopra il giornale si era messo a pensare ad alta voce che non si poteva giocare così, finchè alla fine si è unito alla partita...
Il buio di un'ultima galleria riporta qui la mia mente. Oltre il prato già verde - questi fili d'erba si sono stancati presto dell'inverno e già aspettano il sole caldo di aprile - si intravvede la superstrada che ultimamente ci portava via dalla rotaia.
Ma quanto è bello viaggiare? Quanto mi piace stare qui in compagnia mentre fuori piove e non puoi abbassare il vetro perchè la ragazza con gli occhiali a specchio ha paura che le si rovini il ciuffo (non gettate alcun oggetto fuori dal finestrino).
Un tubo rosso. Credo sia in plastica. Si aggrappa alla rotaia e la segue fino a ... non lo perdo d'occhio, ma sembra non finire mai.
Ogni volta che passo da qui mi viene voglia di giocare a golf: è un campo immenso e tenuto bene. Chissà quanti milanesi ci vengono a giocare la domenica.
Sbam. Un treno in faccia. Quando meno te l'aspetti e sei persa all'orizzonte ecco un convoglio in direzione opposta che ti fa sempre sussultare da tanto passa vicino al vetro.
Rallentiamo. Ormai sento la città. 17.36. Siamo in orario, strano. Penso che ogni volta che scendo da un treno ho appena scritto una pagina in più della mia vita. Quanto vita è passata di qua. Di stazione in stazione. E tra l'attenzione ad ogni piccolo particolare oltre questo vetro che potrebbe tenere occupata la mia immaginazione per ore ed il ricordo di voi su questi sedili e di sorrisi di voi sulle vostre facce, mi viene solo un'ultima parola per finire questo viaggio: grazie.
p.s. conservare il biglietto fino all'uscita della stazione.